Editorialissimo

San Giovanni in Fiore: due anni e la casa di riposo lascerà l’Abbazia florense

Ora il sindaco riferisca i dettagli in Consiglio comunale
giovedì 15 agosto 2013.
 

È Ferragosto 2013. Nel pomeriggio potrebbe piovere, l’aria fresca stimolerà gli appetiti, litri di vino allieteranno masse senza peso e l’autunno degli scontri sembrerà lontano, «lontano nel tempo». Oggi sarà dunque un giorno, un modo per scacciare pensieri, problemi, prospettive.

Mentre passa questo esorcismo consueto e collettivo, noi siamo al nostro tavolo, tra l’analisi e la proposta, ancora una volta gratis. Sottolineo la gratuità, che è l’elemento essenziale di ogni vera politica, perché possa valere alla riflessione.

Aggiungiamo che gli oltre mille lettori del nostro pezzo su Antonio Barile, il sindaco di San Giovanni in Fiore (Cosenza), ci impongono di tornare, anche a Ferragosto, sulle complesse vicende della città dell’abate Gioacchino; per esempio ignoto a Cogne, a Perugia o a Racalmuto, dato che l’accademia non deve divulgarne il messaggio di giustizia nel mondo terreno.

Ci hanno telefonato dei politici. Con espedienti vari, alcuni hanno chiesto di rincarare la dose nei confronti di Barile, ritenuto nell’ira e perciò vittima di se stesso. Altri, poi, ci hanno invitato a rettificare, altrimenti «saliranno i lupi comunisti» e sarà nuovamente regime.

Questo la dice lunga sul concetto che i rappresentanti locali hanno della libertà di manifestazione del pensiero, che non è mero affare di giornalisti, quotidiani e televisioni.

Ve ne esponiamo una per tutte, in proposito. Dovevamo moderare un dibattito su un libro appena uscito, ma l’assessore comunale alla Cultura, Giovanni Iaquinta, avrebbe attuato una prova di forza: «o me o Morrone».

Saremmo andati volentieri all’iniziativa, come sa bene l’autore che ci aveva invitato, cui avevamo dato disponibilità per viva stima, che non ha colore politico o scopi elettorali.

Forse anche l’assessore alla Cultura, giovane di buone letture, si è lasciato trascinare dall’etica dell’appartenenza, che in Calabria è molto più marcata che nel resto dell’Italia.

«Appartenenza» non vuol dire soltanto essere di un partito, ma importa la disposizione individuale a tacere, ad accettare in pieno i comandi del potere, anche quando manifestamente fuori norma, giuridica o morale.

Poiché non apparteniamo a famiglie e la cantiamo quando serve, può succedere che ci si escluda per paura o perché, malgrado siamo nulla, fungiamo da specchio: riflettiamo al politico di turno il suo opportunismo e le proprie complicità.

Il punto cruciale per lo sviluppo di San Giovanni in Fiore riguarda la libertà: di pensiero, di parola e di scelta. In Calabria non è concepita mentalmente l’autonomia. È un paradosso, dà un fastidio insopportabile, visto che molti hanno accettato l’imposizione di un sistema di obbedienza, raccomandazioni, clientelismo, irregolarità e furti.

Per i politici del posto devi essere marchiato. Il bollo di partito qui equivale all’identità personale, sicché tutto si racchiude in semplificazioni sciocche, proprie di un manicheismo che fa propaganda, autoreferenzialità e immobilismo.

La verità è che le parti politiche hanno sbagliato, che hanno agito con metodi contrari alle capacità, ai valori, ai meriti individuali. In breve, hanno cercato e poi premiato soggetti che allargassero il consenso, in grado di assicurare più voti alle elezioni. Ne paghiamo le conseguenze tutti, ma non possiamo rimproverarci di non averlo detto, scritto, ripetuto.

Sia chiaro una volta per tutte, non cerchiamo né abbiamo mai cercato di inserirci in ambienti di potere. Se abbiamo fatto qualcosa, è stato per necessità. Non è possibile osservare passivamente lo spopolamento della Calabria, l’assassinio dell’ambiente e della cultura, l’affermazione dei più furbi e la perdita dei servizi pubblici essenziali. Siamo responsabili quando accettiamo, guardiamo al nostro utile, non reagiamo a silenzi, ritardi od omissioni.

Su questa linea di ragionamento, il nostro impegno per San Giovanni in Fiore si è molto concentrato sull’Abbazia florense, negli anni vittima di ruberie, di manie di distruzione e dell’oblio generale.

Adesso tocca rilevare - e con rabbia - che le istituzioni sono rimaste indifferenti rispetto alle denunce del Comitato pro Abbazia, ai servizi giornalistici e alle manifestazioni pubbliche sul futuro della città a partire dal ricupero del monumento. Questo, che doveva iniziare dalle istituzioni, non è manco stato rinviato. Non c’è politico in carica che abbia dimostrato di credere per davvero al potenziale dell’edificio religioso.

Nel tempo, in quanto a proposte di sviluppo abbiamo sentito una sequela di scemenze, per esempio la realizzazione di impianti inquinanti, senza alcuna valutazione di costi e benefici. Il territorio non ha una radicata vocazione industriale. Possiamo puntare, però, su natura e cultura.

Dunque, si avvii un progetto specifico, a partire dall’Abbazia florense: eventi civili di rilievo per la beatificazione di Gioacchino.

San Giovanni in Fiore non può più essere marginale, in Calabria. Non può più essere la città della disperazione.

Speriamo che si ritrovino unite e operative maggioranza, opposizione e intelligenze della società civile. Il sindaco Barile raccolga il nostro ennesimo appello.

Abbiamo saputo che il primo cittadino ha raggiunto un accordo con la Curia arcivescovile di Cosenza e con i gestori della casa di riposo dentro l’Abbazia florense.

Fra due anni, pare, si libereranno i locali usati impropriamente per la residenza sanitaria per anziani, che sono - lo abbiamo sostenuto con forza, nel mutismo di tanta politica - del municipio. Non sia un compromesso politico, però: se ci sono reati e abusi, paghino i responsabili, laici o religiosi.

A noi non resta che esultare, se i locali saranno restituiti alla comunità.

Ciò non solleva il sindaco dall’obbligo di riferire i dettagli in Consiglio comunale, che il presidente Luigi Astorino è tenuto - a nostro avviso - a convocare subito. Non perda tempo e non dica che non serve.

Se non avessimo denunciato e vigilato, avremmo perduto un altro bene pubblico. Prezioso, unico. Sacro.

Emiliano Morrone

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