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ALLARME ITALIA. MAFIA PIU’ FORTE DELLO STATO: UN SONDAGGIO CHOC TRA I GIOVANI DI PALERMO. Messaggio del Presidente della Repubblica al convegno per il 25° anniversario dell’omicidio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo: "Solo un grande movimento di popolo può sconfiggere la mafia" - a cura di pfls

mercoledì 23 aprile 2008.
 
[...] La mattina del 30 aprile del 1982 Pio La Torre, deputato del Pci e "papà" della legge che ha introdotto il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni dei boss, era a Palermo e stava andando alla sede del partito in macchina, una Fiat 132. Con lui c’era l’amico e collega Rosario Di Salvo. A un semaforo la macchina fu accostata da due grosse moto che fecero fuoco e uccisero i due politici. Quegli uomini, hanno accertato poi i processi, erano stati mandati da Totò Riina [...]

-  Messaggio del presidente della Repubblica al convegno organizzato
-  nel 25esimo anniversario dell’omicidio di La Torre e Di Salvo.

-  Napolitano: "Solo un grande movimento
-  di popolo può sconfiggere la mafia"

-  Il ministro Amato: "Occorre tagliare le ricchezze dei
-  boss.La mafia è un’impresa con risorse illimitate e
-  molto scorretta. I partiti facciano pulizia applicando
-  il codice etico"
*

ROMA - "Oggi come ieri solo un grande movimento di popolo, di opinione e di cultura, può sconfiggere la mafia, facendo prevalere i principi della pacifica convivenza civile e difendendo la libertà e le istituzioni democratiche". Questo il messaggio che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato al presidente del Centro Studi ed Iniziative Culturali Pio La Torre Onlus, Vito Lo Monaco, in occasione del convegno "Dalla mafia delle armi alla mafia dei capitali", che si svolge nel 25/o anniversario dell’assassinio di Pio La Torre e Rosario Di Salvo.

La mattina del 30 aprile del 1982 Pio La Torre, deputato del Pci e "papà" della legge che ha introdotto il reato di associazione mafiosa e la confisca dei beni dei boss, era a Palermo e stava andando alla sede del partito in macchina, una Fiat 132. Con lui c’era l’amico e collega Rosario Di Salvo. A un semaforo la macchina fu accostata da due grosse moto che fecero fuoco e uccisero i due politici. Quegli uomini, hanno accertato poi i processi, erano stati mandati da Totò Riina.

Napolitano è molto soddisfatto per la scelta di ricordare due figure come quelle di La Torre e Di Salvo e di farlo in continuità con la loro battaglia contro la mafia anche adeguando e aggiornando gli strumenti di analisi e di intervento. "Non va dimenticato - scrive il capo dello Stato - il forte originale contributo che Pio La Torre seppe dare al fine di introdurre innovazioni fondamentali nella legislazione antimafia, puntando a colpire la potenza economica e finanziaria della criminalità organizzata. Lo straordinario esempio di moralità, combattività e impegno nelle istituzioni, in continuo rapporto con i cittadini che ci ha dato La Torre e il ricordo del sacrificio suo, di Di Salvo e di quanti hanno perso la vita nella lotta alla criminalità organizzata, sono da additare specie alle giovani generazioni".

Si fa sentire il segretario dei Ds Piero Fassino che, nonostante la differenza di età, ben ricorda Pio la Torre. "L’impegno, l’intelligenza, la generosità con cui La Torre visse ogni giorno la sua straordinaria esperienza politica - ricorda Fassino - ne fanno una delle personalità più importanti della storia del Pci e sono per tutti noi, soprattutto per i più giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo, un esempio di virtù politica e di coraggio civile".

Ospite d’onore del convegno di Palermo è il ministro dell’Interno Giuliano Amato. "La priorità nella lotta alla mafia è portarle via i soldi, solo così possiamo decapitare i clan del disonore", sintetizza il ministro dell’Interno. Il suo è l’intervento più atteso del convegno. "La mafia - spiega - è diventata essa stessa economia, opera come impresa, ha come capitale le grandi risorse accumulate ma ha due vantaggi tanto irregolari quanto competitivi: non ha limiti nelle risorse e sotto il tavolo c’è il ricatto della violenza che opera nei confronti degli amministratori che hanno sempre la pistola contro la schiena. Tutto ciò un’offesa al senso di onore che ha la Sicilia". Infine un messaggio alla politica: "I partiti possono e devono fare pulizia al loro interno applicando un codice etico. Dove non può arrivare la giustizia che non può colpire i sospetti, deve poter arrivare la politica".

Tagliare le risorse economiche è la priorità anche per il presidente della Commissione antimafia Riccardo Forgione non ha dubbi: il vero modo per mantenere in vita La Torre è proseguire sulla strada che lui ha indicato, cioè "aggredire i patrimoni dei mafiosi". "La mafia - insiste Forgione - mette in conto il carcere, ma non tollera che le si confischino i patrimoni, e noi non possiamo più tollerare che ci vogliano 5 anni dal momento del sequestro di un bene alla sua destinazione sociale".

* la Repubblica, 28 aprile 2007


SONDAGGIO CHOC, PER I GIOVANI LA MAFIA E’ PIU’ FORTE DELLO STATO *

PALERMO - Nel giorno in cui per ricordare Pio La Torre tutti si preoccupano di indicare una strategia piu’ efficace e piu’ mirata nella lotta alla mafia, un’indagine rivela che tra i giovani di Palermo serpeggiano pessimismo e diffidenza. Addirittura allarmante il giudizio secondo il quale la mafia sarebbe piu’ forte dello Stato.

I dati che svelano una percezione cosi’ inaspettata vengono snocciolati dagli stessi autori della ricerca, coetanei degli intervistati, dal palco del teatro Politeama dove siedono tra gli altri il ministro Giuliano Amato, il presidente della Commissione antimafia Francesco Forgione, il procuratore di Palermo Francesco Messineo. Emanuela Sala e Laura Magna, seduti accanto a loro, spiegano che nella loro scuola, il liceo classico ’’Giovanni Meli’’, alcuni studenti coordinati dai professori Isabella Albanese e Fabio D’Agati hanno promosso un sondaggio tra i compagni divisi in due gruppi: uno ’’sperimentale’’ e l’altro di ’’controllo’. In tutto 173 ragazzi ma con una maggiore rappresentanza femminile (il 60 per cento circa).

Tra le domande ce n’era una che si proponeva di definire il modo in cui i giovani del campione si pongono davanti allo Stato e a Cosa nostra. E’ piu’ forte l’uno o l’altra? E’ piu’ forte la mafia, ha risposto il 66,7 per cento del gruppo ’’sperimentale’’ e addirittura il 71,9 di quello di ’’controllo’’. Solo il 17,9 del primo e il 12,4 del secondo si e’ detto convinto della supremazia delle istituzioni. C’e’ poi una fascia grigia che non riconosce maggior forza a nessuno, il 4,7 non sa e il 5,2 non risponde. Dati che impressionano la platea del teatro Politeama, tra l’altro affollata da tanti giovani che evidentemente credono ancora nella possibilita’ di sconfiggere il potere mafioso. E gli stessi autori del progetto di ricerca avvertono subito il bisogno di cercare, nelle risposte dei loro compagni, una chiave possibile di interpretazione. ’’Abbiamo trovato che lo Stato democratico appare debole perche’ permette alla mafia di esistere. Lo Stato, secondo molti, viene facilmente sconfitto dalla mafia perche’ e’ colluso, se non identificato, con la stessa mafia’’. ’’Forse - riflettono ancora gli autori della ricerca - abbiamo bisogno di conoscere meglio la storia dell’antimafia e dei traguardi finora raggiunti’’.

E solo cosi’ si puo’ forse ’’correggere’’ l’impatto scoraggiante delle risposte. In chiave ottimistica gli ragazzi ammettono che il concetto di ’’debolezza’’ dello Stato puo’ essere spiegato con il prezzo elevato ’’pagato per combattere contro un nemico nascosto ma ben organizzato’’. Altri risultati del sondaggio rivelano comunque la consapevolezza che la mafia condizioni molto (40,8 per cento) o abbastanza (83,6) la vita di un giovane palermitano. Per il 23 per cento invece poco e per il 14,9 per nulla. Ma con chi parlano di mafia questi ragazzi? Tra di loro poco: solo il 28,8. Ne discutono di piu’ in famiglia (32,9) ma soprattutto con i docenti (34,1).

Scuola e famiglia vengono cosi’ individuate come le agenzie educative per eccellenza che dovrebbero aiutare i giovani a prendere coscienza che tra mafia e Stato non puo’ esserci partita.

ANSA » 2007-04-28 15:31


Sul tema, nel sito, si cfr.:

-  GIOVANNI FALCONE, PAOLO BORSELLINO, ANTONINO CAPONNETTO. UN URLO PER L’ITALIA E PER LA COSTITUZIONE

-  CHIESA, POLITICA, E ... "MAMMASANTISSIMA". INTERVISTA AL CARDINALE PAPPALARDO

-  MAFIA: LA CHIESA, L’ITALIA.... e W O ITALY. L’URLO DI KAROL J. WOJTYLA AD AGRIGENTO (1993)

-  L’Urlo del Cardinale Pappalardo da Palermo e di Giovanni Paolo II da Agrigento, contro "mammasantissima", dà ancora coraggio!!! DALLA SICILIA A VERONA, al 4° Convegno ecclesiale, 150 delegati - come loro testimone, il giudice ROSARIO LIVATINO (ucciso dalla mafia nel 1990)- "per riportare speranza in un territorio che l’ha perduta".

-  PER L’ITALIA E PER LA CHIESA: LA MEMORIA DA RITROVARE. L’ "URLO" DI DON PEPPINO DIANA. «La camorra ha assassinato il nostro paese, noi lo si deve far risorgere, bisogna risalire sui tetti e riannunciare la "Parola di Vita"». Riflessioni di don Ciotti per la nuova biografia realizzata da Rosario Giuè

-  Mafia ..."Matria" e "patria". Intervista a Renate SIEBERT


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