L’ABBAZIA, LA VERITA’ E LO STATO DI COSE PRESENTI

il simbolo della nostra mancata rinascita secondo alcuni, "quattru cutijje ammuzzellate" secondo altri
martedì 11 dicembre 2012.
 

La vicenda dell’Abbazia Florense, meglio di ogni altra, credo che rappresenti uno spaccato autentico delle contraddizioni che attraversano la nostra città e il Sud in generale. C’è l’Abbazia, o meglio c’è il “caso Abbazia” e da qui ecco dipanarsi in mille rivoli episodi, fatti, accadimenti che vedono protagonisti la Curia contro il Comune, il Comune contro la società che gestisce la Casa di riposo, la Regione, fino ad oggi latitante, che dovrebbe operare dei controlli, e poi probabilmente la magistratura e poi altro, e altro ancora. Tutto il gran polverone, per usare un’espressione non proprio felice ma che rende bene l’idea, è venuto fuori dall’inchiesta giornalistica di Emiliano Morrone con il suo giornale online, L’infiltrato. Un lavoro di scavo utile a riportare alla luce fatti che, paradossalmente, già erano conosciuti ma di cui non si aveva una lettura d’insieme. Fatti diventati notizie che, affastellandosi una sull’altra, rimettono al centro della discussione pubblica quest’antica Abbazia: il simbolo della nostra mancata rinascita secondo alcuni, "quattru cutijje ammuzzellate" secondo altri. Il tempo, e l’azione degli uomini nel tempo, inesorabilmente ci dirà come andrà a finire, ma quello che importa però è il presente. Il presente ci ha riproposto parroci non proprio in odor di santità, politici in affanno costretti a dimettersi, politici in gran spolvero(per inciso le interrogazioni parlamentari di Barbato e della Napoli non servono proprio a nulla), politici che dicono un sacco di baggianate. Resta, come scolpita, la realtà, tirata da una parte dall’esigenza di perseguire la verità e tirata dall’altra affinché questa stessa verità si affievolisca un poco, perché il diritto alla verità non può coesistere con il "diritto" al mantenimento delle cose presenti.

domenico barberio


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