Inviare un messaggio

In risposta a:
PIANETA TERRA. E - "Lezioni americane" (Italo Calvino) ....

"CHANGE WE NEED". BARACK OBAMA, SULLE ALI DELLO SPIRITO DI FILADELFIA E DI GIOACCHINO DA FIORE, HA GIA’ PORTATO GLI U.S.A. FUORI DAL PANTANO. Una nota di Mario Calabresi - a cura di Federico La Sala

Questa notte... il verdetto che gli dirà se l’America è pronta per il più grande cambiamento della sua storia. E allora, finalmente, potrà volare nel Pacifico per l’ultimo addio alla donna che lo ha cresciuto.
martedì 4 novembre 2008 di Maria Paola Falchinelli
[...] L’uomo che potrebbe diventare il primo presidente nero d’America ha investito tutto il suo ultimo giorno di campagna elettorale nel sud degli Stati Uniti, in tre zone simbolo dello schiavismo e della lotta per i diritti civili. Ma non lo ha fatto per provocazione o per testimonianza, ma perché è convinto di poter vincere anche qui di poter rivoluzionare la mappa della politica americana. E alle dieci e mezza di sera è arrivato a Manassas in Virginia, dove i sudisti comandati dal (...)

In risposta a:

> "CHANGE WE NEED". BARACK OBAMA, SULLE ALI DELLO SPIRITO DI FILADELFIA E DI GIOACCHINO DA FIORE, HA GIA’ PORTATO GLI U.S.A. FUORI DAL PANTANO. ---- Un cristiano americano (di Raniero La Valle).

martedì 11 novembre 2008

Un cristiano americano

di Raniero La Valle

Articolo della rubrica "Resistenza e pace" in uscita sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, Rocca (rocca@cittadella.org) *

Sì, è vero, in America tutto può accadere, compreso il fatto che un nero divenga presidente degli Stati Uniti. Però ci sono voluti 220 anni; all’inizio i neri erano incatenati come schiavi, e i padroni li tenevano in vincoli invocando gli stessi principi per i quali oggi possono diventare presidenti degli Stati Uniti. In quel bellissimo romanzo che è "La capanna dello zio Tom", a chi contestava il modo in cui un padrone del Sud trascinava in catene i suoi schiavi, quello rispondeva: "Questo è un Paese libero; quest’uomo è mio ed io ci posso fare quello che mi pare". Commentava Alessandro Portelli, in un recente seminario, che ciò voleva dire intendere la libertà come proprietà. E mentre la Dichiarazione di indipendenza americana proclamava che con tutta evidenza "gli uomini sono creati uguali, e che essi sono dotati dal loro creatore di certi diritti inalienabili, e tra questi sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità", i due Padri fondatori Washington e Jefferson erano i più grandi proprietari di schiavi d’America. E ancora pochi decenni fa, quando Martin Luther King alla marcia per i diritti civili gridava "I have a dream" (io ho un sogno), come oggi Obama dice "change I need" (abbiamo bisogno di cambiare), il sogno non poteva essere più umile, era semplicemente che i neri potessero salire sugli stessi autobus dei bianchi e che i bambini neri potessero andare a scuola con i bambini bianchi, senza essere né segregati né "spalmati", come ora si vorrebbe fare con i bambini stranieri in Italia.

Che cosa c’è di mezzo tra quella condizione di schiavitù, di discriminazione, e la condizione di oggi? Non possiamo dire che c’è la Costituzione, perché la Costituzione c’era ieri come c’è oggi. Ma il fatto è che quando la Dichiarazione di indipendenza diceva che "tutti gli uomini sono creati uguali", ciò veniva interpretato nel senso che non tutti sono creati uomini, ma solo i liberi ed eguali lo erano, restandone esclusi i neri, gli indigeni, gli schiavi; ed è su questa linea che ancora oggi per l’amministrazione Bush esistono due categorie di uomini, gli americani e i non-americani, a cui si applicano due pesi e due misure ed anche due diritti penali diversi, senza di che lo scandalo di Guantanamo e il rifiuto di applicare le convenzioni di Ginevra ai nemici in quanto "combattenti illegittimi", non sarebbero possibili.

Perciò non bastano le Costituzioni, ma tra le Costituzioni che proclamano i diritti e il momento in cui essi diventano effettivi, c’è di mezzo la lotta per l’attuazione della Costituzione; c’è di mezzo la politica.

Ma la elezione di Obama non è solo un momento dell’attuazione in America di una democrazia costituzionale per tanti aspetti non ancora compiuta; è anche una grande sfida e una grande opportunità per la ripresa di una prospettiva di democrazia costituzionale sul piano mondiale. Questa prospettiva, che era stata aperta dall’istituzione dell’ONU nel 1945, era stata congelata dalla guerra fredda, era sembrata riaprirsi con la rimozione del Muro e la fine del conflitto tra i blocchi nell’89, è stata chiusa dalla Nuova destra religiosa e militarista americana che ha concepito, sul finire del Novecento, il progetto del "nuovo secolo americano", ha cavalcato la tragedia dell’11 settembre, si è servita come braccio secolare del povero Bush e ha enunciato, con l’editto della "Strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti" del 2002, il principio che l’unica sicurezza per l’America era il dominio del mondo, ridotto a un’unica disciplina, a un’unica economia, a un’unica ideologia e a un unico Impero.

Questo disegno è fallito, nella catastrofe dell’Iraq e dell’Afghanistan, nel velleitarismo dello scontro di civiltà e nella crisi economica e finanziaria globale. Le file di votanti mai viste prima in America hanno detto al mondo che questa fase si è chiusa e che ora che l’edificio è crollato, nulla davvero potrà essere più come prima.

Ma la stessa entità del disastro dice qual è l’entità del cambiamento necessario. Non c’è alcuna certezza che Obama ce la farà, anche se ha cominciato bene annunciando la cancellazione di molti "ordini esecutivi" di Bush, a cominciare da Guantanamo; ma certo egli porta al vertice della politica americana una qualità nuova, che è quella di essere un cristiano che non sta dalla parte dei ricchi ma dalla parte dei poveri e della "classe media" impoverita; un cristiano che nel linguaggio europeo si direbbe "un cristiano di sinistra"; un cristiano che non sta con l’arroganza della fede e con le truppe crociate, ma rivendica a sé una "vittoria umile", e che in questa umiltà potrebbe ritessere equi rapporti con il resto del mondo.

Raniero La Valle

* Il Dialogo, Martedì, 11 novembre 2008


Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Titolo:

Testo del messaggio:
(Per creare dei paragrafi separati, lascia semplicemente delle linee vuote)

Link ipertestuale (opzionale)
(Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, indica di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)
Titolo:

URL:

Chi sei? (opzionale)
Nome (o pseudonimo):

Indirizzo email: