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Un tentativo di vivace impostazione di carattere critico-filosofico verso le problematiche dell’uomo moderno, in nome della verità

Recensione di Mario Basile dei "Dialoghi" di Vincenzo Tiano, Meremmi Editori Firenze, 2010
sabato 31 dicembre 2011.
 

Il libro di Vincenzo Tiano contiene una serie di dialoghi, per l’appunto intitolato “Dialoghi”, che vogliono essere un tentativo di vivace impostazione di carattere critico-filosofico verso le problematiche dell’uomo moderno, in nome della verità. Questa verità è ricercata nella sua frammentazione dialogica, non nell’unicità degli intenti, ma nella verità degli obiettivi. Un esempio: nel dialogo tra “Un credente e la religione” c’è una forza misteriosa che rende fatalistiche le azioni dell’uomo, c’è - cioè - un ricercare ossessivamente la propria identità (religiosa - morale - umana - civile), un ricercare un mondo esplosivo di contraddizioni, di fede, di bellezza interiore, di serenità, di speranza, i cui elementi esercitano un forte impatto nella mente dell’uomo moderno. Non sempre è facile comprendere l’importanza di questa concezione della vita, in relazione ai vincoli morali ed etici, che essi esercitano in ogni momento del vivere quotidiano. In fondo Vincenzo, attraverso impercettibili accenni autobiografici, sente il bisogno, tutto giovanile, di una fede più stabile, non tentennante, sicura, senza velature, sente il bisogno di una speranza che vada al di là di una semplice acquisizione spirituale, sente il bisogno di una palingenesi come finalità umana, morale e di riscatto, di liberazione vera dal male, che è insito nel cuore dell’uomo. L’assunto, di cui ho brevemente fatto cenno, è marcato nei “Dialoghi” come caratteristica primaria ed essenziale delle turbolenze sociali, tipiche delle società a sviluppo avanzato. Si ingenera così il dubbio e si apre la voragine dell’io morale, che sottilmente diventa cartesiano. Mi rendo conto che non è facile immergersi nel percorso dialogico di Vincenzo Tiano che cerca di attivare con questi suoi dialoghi “il sommo bene”, la Verità, l’Amore, la Religione, la Giustizia, gli Ideali, i Sogni, ecc. E in ciò, dice bene Emanuele Adamo quando afferma che “gli ideali diventano illusione e inganno” oppure che “i nostri tempi, appaiono malferme impalcature ...”. In queste parole sono racchiuse verità insopprimibili, laceranti, chiare come i raggi del sole. Nella mia presentazione al libro di Vincendo Tiano, non a caso ho colto il senso vero del suo talento, il modo di denunciare gli aspetti paradossali dell’esistenza dell’uomo del nostro tempo, cioè di avere probabilmente riavviato “... un cammino alquanto nuovo verso orizzonti senza limiti”. In letteratura ogni cosa, frutto dell’umana innovazione, della geniale intuizione dello scibile umano, trova sempre spazio e tempo; tutto diventa possibile e nuovo. A parte le considerazioni di tipo speculativo - filosofico - etico, quello che maggiormente mi ha colpito è la semplicità del suo linguaggio, chiaro e penetrante, senza orpelli, la brevità dei dialoghi, la chiarezza delle immagini, la parola rispetto all’immagine. È significativo che un autore si presenti così, alla sua prima uscita, con sobrietà di contenuti e di accenti. C’è una ricchezza di motivi, c’è una scrittura rapida e sicura con tocchi di alta lievità, dietro la quale c’è veramente la colonna di una valida cultura di fondo. Si tratta, quindi, della prima opera dell’autore, tutta tesa a scompaginare un modo di vedere le cose, le vicende a volte complesse, dalla politica alla religione, dalla giustizia alla sanità, dall’amore alla guerra. È un libro gradevole, anche nell’aspetto grafico di copertina, non è appesantito da centinaia di pagine, tanto oggi si legge leggero, per “sintesi”, per audio-immagini. II tempo non si è fermato, continua la sua inesorabile corsa, ma l’uomo come sempre porta il suo fardello di superstizioni, di arretratezza, di povertà, di egoismo e di lutti, di clamori di guerre e venti ciclici di crisi economiche e sociali. In questo Vincenzo Tiano ha saputo, in un modo diverso di rappresentarli, riprendere una dimensione quasi dimenticata della tradizione letteraria italiana.

Mario Basile


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