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Bombe e delibere, affari e veleni, cosche e massoni: Lamezia apre i giochi della lunga campagna elettorale in Calabria

venerdì 7 novembre 2008.
 

Dal blog di Roberto Galullo, "Guardie e ladri"

Per capire (alcune) cose che a breve potrebbero accadere in tutta la Calabria basta fare una tappa a Lamezia Terme.

E’ la capitale mancata della regione. Ha tutto: porto vicino, aeroporto, strade, autostrade, superstrade, un’economia agricola che sarebbe anche florida e un’area industriale (la più grande del Sud) con le pecore che pascolano all’interno. E’ fantastico vedere pecore che si aggirano tra i capannoni dove fervono le attività industriali. Non ci credete? Andateci e vi ricrederete.

Peccato che Lamezia abbia un problemino: la ‘ndrangheta. Per carità, direte voi, il problema è ovunque in Calabria. E anche altrove: ormai le cosche calabresi spadroneggiano in lungo e in largo su tutto il territorio nazionale, europeo e mondiale.

Nel bene e nel male - però - Lamezia diventa spesso un laboratorio della politica calabrese. La peggiore e la migliore. Sciolta per mafia due volte per infiltrazioni mafiose, ha avuto una parentesi di un sindaco inavvicinabile: Doris Lo Moro, amicissima di Loiero (scusate l’ironia), magistrato antimafia in aspettativa, ex assessore regionale alla Sanità (ha tentato di salvare il salvabile e per questo è stata presa a pesci in faccia) e ora deputato. Bene, dopo Lo Moro un altro sindaco inavvicinabile: Gianni Speranza.

Anche Speranza, come Lo Moro, ha dunque un difetto: è (fino a parola contraria, che vale per tutti) onesto e vuole dunque proseguire nel risveglio morale e culturale della città avviato da Lo Moro, si schiera sempre per la legalità e incoraggia gli imprenditori (quei pochi) che denunciano. Sembra che si sia sempre appena svegliato e l’area stropicciata da politico indolente diventa un’arma in più. E’stato molto votato come sindaco, ma va sotto in consiglio dove la maggioranza dei consiglieri è del centrodestra (anche se in Calabria le due coalizioni si diversificano allo stesso modo in cui è facile distinguere due gemelli omozigoti che, perfidi fino in fondo, si vestono anche allo stesso modo).

I tentativi di far cadere Speranza sono innumerevoli e ora vanno avanti come un treno impazzito. Motivo? Lamezia - che sempre appetibile è stata per le cosche - sta per essere beneficiata da un mare di quattrini: come zona franca urbana e in virtù dei finanziamenti a contratti di programma, contratti di quartiere e chi più ne ha più ne metta.

Soldi a pioggia ma - come se non bastasse - c’è lo sblocco, dopo anni di attesa, dei piani di lottizzazione edilizia del Comune.

Pensate che le cosche lametine possano pazientare ancora? Pensate che - nella geografia del crimine organizzato - le cosche lametine possano dimostrare alle altre di essere meno violente e crudeli? Pensate che Lamezia - capitale della massoneria deviata calabrese, con personaggi sul filo del rasoio tra criminalità e affarismo sfrenato - possa resistere a lungo all’assedio? E pensate, infine, che le cosche non decidano di influenzare il futuro voto politico amministrativo locale, oltre che fare da apripista alle commistioni in vista delle prossime elezioni europee e regionali?

Alle prime tre domande rispondete no, alla quarta sì.

Il concentrato di questa bomba a orologeria è una raffica di attentati in sequenza, fino ai colpi di fucile al portone di casa del segretario regionale dell’Udc, Franco Talarico, lametino doc e una bomba che devasta il pianterreno della sua villa al mare. Tutto, ai primi di novembre, nel giro di 4 giorni. Niente male no? Il fatto più grave in Calabria dopo l’omicidio Fortugno Franco da Locri (per i più uno sconosciuto della politica, esattamente come Talarico Francesco, detto Franco, da Lamezia).

Dopo pallottole e bombe, i veleni.

E qui seguitemi perché la storia è fantastica.

Prima tappa: la mia chiacchierata con Talarico che condenso per brevità e pietà nei vostri confronti. Talarico punta alla pista politica e non si esprime su quella mafiosa (che neppure un cieco escluderebbe). Perché la pista è politica? Me lo spiega lo stesso Talarico. “Di volta in volta scegliamo con chi votare”, mi dice. “Ad esempio a fine ottobre abbiamo votato a favore dell’assestamento di bilancio e dato il via libera alla delibera su una lottizzazione”. Si, ma la delibera permette di costruire anche al suocero. Non sarà mica stato uno scambio di favori? “Lo escludo categoricamente, abbiamo operato nella legittimità assoluta. Mio suocero è un imprenditore che comincia ad avere anche alcuni interessi edilizi e allora? Chi ha avanzato questa ipotesi è stato querelato”. E chi avanza l’ipotesi? L’opposizione (sulla carta), la stessa che - in pieno consiglio in cui all’ordine del giorno c’è la solidarietà a Talarico e contesta le lottizzazioni - a un certo punto si alza e chiede conto al sindaco del perché non autorizzi un palazzo di 10 piani al posto di due cinema. Fantastico no? Ma su chi punta in particolare il dito? “Mario Magno”, dice serafico Talarico, ”visto che lo ha dichiarato chiaro e tondo a un tv locale. Sto acquisendo la cassetta prima di procedere alla querela”. Magno? Magno chi? L’angelico Magno, lo stesso Magno, di Forza Italia, ex Udc, che le proclama versi di eterno amor? “Ma non siete amici?”, chiedo ingenuo. Silenzio e risatina...clic.

Seconda tappa: la mia chiacchierata con Magno (riassumo anche qui per pietà). La matrice dell’attentato? “Chiaramente mafiosa” dice Magno (almeno, lui, non è cieco). La lottizzazione che coinvolge anche il suocero di Talarico? “Perfettamente lecita e legale”, dice ancora “l’ho votata anche io”. Scambi di favore? “Ma quando mai!”, continua. Ma almeno è vero che ha fatto certe dichiarazioni e che non è amico di Talarico? “Amicissimi siamo e a lui va tutta la mia solidarietà” sospira beato. Altro clic.

Ora, mentre questo siparietto corre il rischio di stordire il più audace dei cronisti, accade che l’Udc negli ultimi tempi sia stata infilzata da una serie infinita di disavventure: prima l’arresto di un consigliere regionale, Dioniso Gallo, ex assessore regionale alla forestazione, poi l’arresto del sindaco di Gioia Tauro, Dal Torrione, poi attentati e minacce a vari consiglieri sparsi qua e là per la Calabria, l’arresto di Pasquale Inzitari, tra i boss dell’Udc in Calabria, presentato e non eletto alle ultime politiche e via di questo passo. E accade che all’Udc - non sapendo come uscirne a Lamezia come nel resto della regione dove mette in pratica l’audace politica dei due forni - venga tirata per la giacchetta. Da chi? Da chi si è già schierato e sa che il vento girà in una certa direzione.

“Esclude che queste bombe siano anche l’inizio di una lunga campagna elettorale e che stiano suonando a morte per un Udc che non decide da che parte stare né a Lamezia né altrove?” chiedo a Talarico. Ecco la risposta: “La sua riflessione”, dichiara, “e cioè che sia un’intimidazione all’Udc, la stanno facendo anche altri”. Altri chi? Tutto qui? Tutto qui, niente altro esce dalla bocca di Talarico, che ora vive sotto scorta.

Pallottole, bombe, affari e veleni a Lamezia: cari lettori, la lunga campagna elettorale e la infinita campagna affaristica in Calabria riparte da qui. Da una città divisa in tre città (Sambiase, Sant’Eufemia e Nicastro), con massoni deviati che si moltiplicano, con tanti quattrini alle porte, con un sindaco che resiste, cosche che sparano, e pecore che brucano nell’area industriale. Tutto qui? E vi pare poco? Roberto.galullo@ilsole24ore.com


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