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Uscito il libro "Disonorevoli nostrani", di Benny Calasanzio: opere e omissioni di papponi e mafiosi del parlamento siciliano, l’acquisto preserva dal virus dell’ignoranza

martedì 9 settembre 2008.
 

E’ già disponibile sul sito www.ilmiolibro.it e su www.bennycalasanzio.blogspot.com il libro “Disonorevoli Nostrani". Indagini, arresti e disavventure dei Diversamente Onesti dell’attuale Assemblea Regionale Siciliana”, scritto da Benny Calasanzio, 23 anni, nato in provincia di Agrigento (vive in Toscana) è collaboratore del Corriere Fiorentino e del periodico Fuori Riga. Il libro traccia gli identikit deiparlamentari siciliani che hanno avuto vicissitudini giudiziarie ed etiche, e rilancia a gran voce la questione etica nella politica. Partendo dal predecessore, Totò Cuffaro, fino all’attuale presidente, Raffaele Lombardo, passando per molti deputati, sono raccontati minuziosamente i trascorsi di tutti coloro che hanno conosciuto in prima persona indagini, processi e a volte anche gli arresti, citando esclusivamente atti e documenti ufficiali. Il libro, 185 pagine, è acquistabile esclusivamente su internet al prezzo di 10 euro.

L’introduzione

I Divonesti non sono frutto di un refuso nato dalla tastiera di un computer. Divonesto è l’acronimo di Diversamente Onesto. Il Diversamente Onesto non è per forza un condannato, a volte non è nemmeno indagato. Ma si rende protagonista di vicende grottesche e odiose, molto spesso al limite del reato. Il Divonesto si nutre di raccomandazioni, a volte di amicizie poco raccomandabili, nella quasi totalità dei casi pensa di essere semplicemente il più furbo e si compiace di farla franca. Il Divonesto a volte si può intendere pure come un Divoratore di Onesti, un profittatore, un palazzinaro di anime. Si insinua nelle insicurezze, nelle carenze della gente e dello Stato e si qualifica come messia. Prima delle elezioni il Divoratore fa la spesa agli elettori e paga le bollette, e quando gli dicono “Ma questo è voto di scambio” lui risponde: “No, sono solo gentile”. Di diversamente onesti e divoratori la Sicilia ne annovera migliaia di esemplari, alcuni pregiatissimi, ma qui analizzeremo quelli che calcano i banchi dell’assemblea regionale siciliana, l’Ars, compreso il presidente in carica e quello dimessosi qualche mese fa. Tra gli arrembanti descritti molti hanno raggiunto quei luoghi di potere, secondo le indagini, grazie ai voti di Cosa Nostra. Molti altri promettendo posti di lavoro e avanzamenti di carriera. Ci sono anche tanti “figli dei padri”, persone che avranno certamente altre abilità, ma che hanno il principale merito di essere, appunto, figli dei padri, e Grandi Fratelli che nulla hanno a che fare con le telecamere ma molto con la parentocrazia isolana. A detenere lo scettro dei Divonesti, bisogna darne atto, è il centro destra alleato con l’Mpa, ma non mancano le eccezioni, addirittura nel partito che fu di Pio La Torre e che oggi è (sigh) di Vladimiro Crisafulli, l’amico del mafioso di Enna, Bevilaqua, videoripreso con lo stesso mentre si accordavano su affari e assunzioni di taglialegna. Crisafulli, difeso a spada tratta dai Ds, ad esclusione di Claudio Fava, semplicemente perché “è del partito”. Sicuramente ci sfuggirà qualcuno, ma un libro è fatto proprio per fornire informazione e per riceverle. Speriamo in futuro di non doverne più contare, ma se così non fosse, noi siamo qui, come una cooperativa sociale di recupero dei diversamente onesti, pronti a schedarli ed aiutarli ad uscire dalla politica per darsi ad altre attività che non richiedono una perfetta integrità morale: non c’è niente di male a pretendere persone integerrime a governarci. Non si vogliono tagliare teste, ne mandare alla forca i nostri politici regionali. Si vogliono raccontare dei fatti, accertati, che vogliono contribuire a quella trasparenza che proprio i citati vedono come fumo negli occhi, come un’ offesa personale. Scrive Marco Travaglio nel suo libro “La scomparsa dei fatti”: "[...] quei rapporti esistono e non dovrebbero esistere e chi li intrattiene non dovrebbe più ricoprire alcuna carica pubblica. Se poi quei rapporti siano reato o meno, se gli elementi che li dimostrano siano sufficienti per integrare una fattispecie prevista dal Codice Penale è questione che riguarda i diretti interessati ai processi. La presunzione d’innocenza sancita dalla Costituzione non c’entra nulla: è un principio giuridico sacrosanto che attiene al processo e all’impossibilità di considerare una persona colpevole di un reato prima della condanna definitiva. Ma, per considerare una persona amica della mafia non è necessario attendere nè il rinvio a giudizio nè la sentenza di primo grado nè tantomeno quella della Cassazione. Bastano i fatti documentati".


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