Editoriale

In memoria di Peppino Impastato, morto il 9 maggio. E a San Giovanni in Fiore si mobilitano le "Brigate rotte"

mercoledì 9 maggio 2007.
 

Peppino Impastato era un ribelle. Come Luigi Tenco. Morì ucciso in modo brutale dalla mafia. Tenco si suicidò. E tanto bastò a chiudere la vicenda. Peppino fu dimenticato dallo Stato italiano. Nello stesso giorno, l’omicidio di Aldo Moro, a opera di illusi, folli, fanatici.

Peppino lottò contro l’illegalità in un posto, Cinisi, simile a San Giovanni in Fiore. Tutto, lì, era controllato dall’altro Stato: pensieri, parole, azioni. Tutto era deciso dall’altro Stato.

Peppino si oppose con creatività, passione e una proposta politica. Veniva dal Partito comunista, di cui avversò dogmi e metodi.

La storia di Peppino è emblematica: oggi, anche dopo il film I cento passi, di Marco Tullio Giordana, Peppino è diventato un eroe. Ma è un eroe senza partito, schieramento e polo. Un eroe, un martire per la libertà e la legalità. O, forse, un martire della libertà e della legalità. Noi della Voce vogliamo ricordarlo con semplicità, annunciando un’iniziativa di giovani di San Giovanni in Fiore, le "Brigate rotte", in sua memoria. Giorno 12 maggio ci sarà un pomeriggio, a San Giovanni in Fiore, dedicato all’opera di Peppino Impastato, che deve continuare negli angoli depressi del mondo. Nei luoghi martoriati dalla mafia, che è sempre uguale, nonostante nomi e stili differenti.

Dopo la proiezione di I cento passi, ci sarà un dibattito, con la partecipazione di chi scrive, che tenterà, soprattutto grazie ai ragazzi delle "Brigate rotte", di svolgere una riflessione sull’attualità del caso Impastato nel contesto locale di San Giovanni in Fiore.

Corneliano Bulbarelli


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