25 APRILE 2007.

62° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE. Le celebrazioni in Grecia dopo quelle all’Altare della Patria. Il presidente Napolitano a Cefalonia: «Apporto dei partigiani essenziale ma troppo a lungo la resistenza dei militari è stata ignorata» a cura di pfls

mercoledì 25 aprile 2007.
 

Le celebrazioni in Grecia dopo quelle all’Altare della Patria

Napolitano: «Il 25 aprile è una festa di tutti».

Il presidente a Cefalonia: «Apporto dei partigiani essenziale ma troppo a lungo la resistenza dei militari è stata ignorata» *

ROMA - Il 25 aprile «in cui si celebra in Italia la Festa della Liberazione è la festa di tutti gli italiani». Lo ribadisce il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha voluto rendere omaggio al monumento ai caduti italiani della divisione Aqui, trucidati tra il 24 e il 25 aprile 1943, a Cefalonia, in Grecia. Napolitano, che in mattinata aveva partecipato alle commemorazioni ufficiali all’altare della Patria, a Roma, dice no a divisioni su una festa che deve essere di tutti e ricorda le sue parole nel discorso di insediamento davanti al Parlamento: «Ci si può ritrovare senza riaprire le ferite del passato nel rispetto di tutte le vittime e nell’omaggio non rituale alla liberazione dal nazifascismo come riconquista dell’indipendenza e della dignità della Patria».

FESTA DI TUTTI - Il presidente, che ha partecipato per la prima volta alle celebrazioni da Capo dello Stato, ha posto l’accento sulla pluralità di contributi che arrivarono, sia dai partigiani che dai militari, per la liberazione d’Italia spiegando che «questa più comprensiva visione del percorso che condusse l’Italia dal crollo dell’8 settembre 1943 all’insurrezione del 25 aprile 1945 può favorire un effettivo riconoscimento unitario, oggi nel nostro paese, del valore della festa che ovunque celebriamo».

PONTE CON LA RESISTENZA - Il rifiuto dei militari italiani a Cefalonia di arrendersi ai tedeschi rappresenta «un ponte ideale» con la Resistenza., aggiunge il presidente della Repubblica . «A Cefalonia - dice Napolitano - si manifestò un impulso egualmente nobilissimo e destinato a dare i suoi frutti. Si può ben cogliere, fuori da ogni mitizzazione, un ponte ideale tra quell’impulso e la successiva maturazione dello spirito della Resistenza». «Non c’è polemica storiografica o pubblicistica - aggiunge il capo dello Stato - non c’è disputa sulle cifre o sulle persone che possa oscurare l’eroismo e il martirio delle migliaia di militari italiani che scelsero di battersi, caddero in combattimento, furono barbaramente trucidati dopo la sconfitta e la resa, o portati alla morte in mare, o deportati in Germania». «Una simile somma di sacrifici non potrà mai essere dimenticata dall’Italia».

VALORI - Alla vigilia del 25 aprile Napolitano aveva già parlato al Quirinale, invitando «non solo a ricordare» quel che avvenne ma anche a «costruire» rispettando «quei valori e quegli insegnamenti nel loro significato non contingente, non destinato ad esaurirsi con gli eventi del passato». In particolare , aveva detto, «siamo chiamati a prestare tutta la nostra attenzione all’attualità di quegli insegnamenti; sapendo che è nostro compito non solo ricordare ma costruire ponendo a frutto la grande forza creativa che può scaturire dalle esperienze vissute in una fase storica precedente. Per fare ciò, è necessario considerare quei valori e quegli insegnamenti nel loro significato non contingente, non destinato ad esaurirsi con gli eventi del passato. Soltanto così riusciremo a vivere il 25 aprile non semplicemente come richiamo alla storia, ma come punto di partenza per costruire insieme un futuro migliore. La Liberazione, in effetti, fu un risultato di decisiva importanza per l’avvenire del Paese, ma al tempo stesso e soprattutto fu la premessa, la condizione per un’Italia nuova, per la Costituzione, per la faticosa ed entusiasmante edificazione di una democrazia vitale, per la rinascita economica e sociale, per lo sbocciare della realtà istituzionale dell’Europa e delle Organizzazioni Internazionali, anima e strumento del multilateralismo, e quindi, via via, per il superamento della contrapposizione tra i blocchi ideologici e militari e per la fine della Guerra Fredda: tutte conquiste che la Liberazione dell’Italia e dell’Europa ha reso possibili, tutte tappe di un difficile cammino che continua nel presente e si proietta nel futuro».

* Corriere della Sera, 25 aprile 2007


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