Calabria

Monsignor Giancarlo Bregantini: ’’La speranza spinge a scelte eroiche’’

Nell’introduzione agli atti della prima Settimana Sociale delle Chiese di Calabria
martedì 6 marzo 2007.
 

Citta’ del Vaticano, 1 mar. - (Adnkronos) - ’’Il saper ed il poter sperare in Calabria non e’ un gesto di razionalita’, ma e’ soprattutto una virtu’ che riscalda il cuore e spinge tutti a scelte eroiche’’. Lo scrive mons. Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri-Gerace, nell’introduzione agli atti della prima Settimana Sociale delle Chiese di Calabria, svoltasi un anno fa sul tema ’’Cristo nostra speranza in Calabria. Testimoni di corresponsabilita’ per servire questa terra su strade di liberazione’’ e che saranno presentati sabato 3 marzo a Vibo Valentia.

’’E’ stata proprio la speranza - scrive il presule - a chiedere a tutti noi uno spazio adeguato, nei cuori e nelle comunita’ ecclesiali della nostra terra di Calabria, per poter scorgere i tanti segni di speranza che gia’ brillano, ma insieme le tante forze che in vario modo la stanno oscurando’’. Citando le conclusione del convegno mons. Bregantini sottolinea che ’’sperare si puo’. In Calabria come altrove. Anzi, proprio perche’ il fuoco delle prove in questa nostra terra e’ cosi’ vivace, l’oro che ne uscira’ dal crogiuolo sara’ ancora piu’ raffinato e splendente. Allora ogni Chiesa guardi con occhi nuovi, di speranza, appunto!, le proprie ferite, per poterle trasformare in autentiche schegge di grazia, in feritoie di luce e di coraggio. Nulla vada perduto e nulla gettato via. Nulla tagliato, ma tutto ri-valorizzato’’.

In questo ’’giardino (la Calabria, ndr) - aggiunge mons. Giancarlo Bregantini - sia sempre piu’ solida la rete delle relazioni che ci intrecciano e ci danno la forza di reagire con efficacia al male che sembra a volte soffocarci. Rinasca il gusto del lavoro a rete, perche’ solo cosi’ potremo resistere al male con le sole armi dell’interiorita’ motivata e arricchita di coraggio. Anzi, vincere il male col bene quotidianamente seminato nel cuore della nostra gente, nel lavoro silenzioso dei nostri papa’ e delle nostre mamme, imperlato dall’offerta dei nostri ammalati e sofferenti, silenziosamente offerto al Padre dalla preghiera dei contemplativi e da quella altrettanto significativa dei bambini, dalla speranza dei giovani che lottano e che attendono’’.

Il vescovo calabrese conclude auspicando che la Dottrina Sociale della Chiesa ’’si faccia luogo di nuova catechesi. I grandi peccati sociali siano denunciati, l’occhio dei nostri pastori si purifichi, la vita dei nostri preti, dei nostri consacrati e consacrate sia sempre piu’ testimoniante perche’ solo una forte, autentica e curata testimonianza regge e salva la speranza ecclesiale’’.

www.adnkronos.com


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